Il boss della mafia si finse addormentato per mettere alla prova la nuova donna delle pulizie, che sospettava gli rubasse dei soldi. Ma all’improvviso la figlioletta della donna gli si avvicinò e cominciò a dipingergli il viso con un pennello. Quando la madre se ne accorse, fu presa dal terrore, perché sapeva quanto potesse essere crudele il suo datore di lavoro. Ma quando la bambina pronunciò poche parole, il miliardario rimase completamente sconvolto 😱😨
Alessandro Romano era uno degli uomini più ricchi e pericolosi della città. Possedeva ristoranti di lusso, enormi aziende e decine di edifici, ma alle sue spalle tutti sapevano che aveva accumulato la sua vera ricchezza grazie ad attività criminali.
Persino i suoi collaboratori più fidati lo temevano, perché Alessandro non perdonava mai gli errori, non sorrideva quasi mai e poteva licenziare una persona per la minima mancanza.
Da alcune settimane il miliardario si era accorto che dal suo studio sparivano piccole somme di denaro. Per lui quei soldi non significavano nulla, ma il solo pensiero che qualcuno osasse rubare in casa sua lo mandava su tutte le furie.
I sospetti ricaddero sulla nuova donna delle pulizie, assunta da poco.
La donna, di nome Anna, cresceva da sola sua figlia Sofia, di cinque anni. I soldi non bastavano mai, così aveva accettato di lavorare nella villa, pur conoscendo benissimo la reputazione del proprietario.
Un giorno Alessandro decise di metterla alla prova personalmente. Lasciò sul tavolino un mazzetto di banconote di grosso taglio e un costoso orologio d’oro, poi si sdraiò sul divano del salotto, chiuse gli occhi e si finse addormentato.
Dopo un po’, Anna entrò nella stanza insieme alla figlioletta.
— Sofia, siediti tranquilla sulla poltrona mentre la mamma finisce di pulire. E per favore, non toccare niente — sussurrò la donna.
La bambina annuì obbediente, ma dopo qualche minuto notò l’uomo addormentato.
Sofia osservò a lungo il suo viso serio, poi tirò fuori dalla tasca un piccolo pennello che portava sempre con sé e si avvicinò con cautela al divano.
Alessandro sentì un leggero tocco sulla guancia, ma non si mosse nemmeno, deciso a vedere che cosa sarebbe successo.
La bambina cominciò a dipingergli delicatamente sul viso un piccolo sole giallo, usando i colori del suo kit per bambini.
In quel momento Anna si voltò e per poco non lasciò cadere lo straccio che teneva in mano.
— Sofia! Mio Dio, che cosa stai facendo?! — sussurrò terrorizzata, precipitandosi verso la figlia.
— Mammina, sto disegnando.
— Allontanati subito da lui! Ti rendi conto di che cosa succederà se si sveglia? Si arrabbierà moltissimo e non ci lasceranno mai più entrare qui!
La donna afferrò la figlia per mano e cercò di allontanarla dal divano, ma la bambina guardò improvvisamente la madre e, con assoluta serietà, pronunciò delle parole che lasciarono il boss della mafia completamente sconvolto 😳😱 Il seguito della storia si trova nel primo commento 👇👇
— Mamma, perché questo signore non sorride mai?
— Sofia, non è il momento di fare queste domande!
— Ma è sempre così triste. L’ho visto ieri e oggi, e non ha sorriso nemmeno una volta. E quando una persona non sorride, vuol dire che sta molto male.
Anna guardò la figlia, disorientata.
— Perché dici così, tesoro?
— Me l’hai detto tu che quando è morto papà eri così triste che ti eri dimenticata come si fa a sorridere. Poi io ti disegnavo dei soli e tu hai ricominciato a ridere.
Alessandro, che per tutto quel tempo era rimasto sdraiato con gli occhi chiusi, sentì una stretta al cuore.
— Ecco perché voglio disegnare un sole anche a questo signore — continuò Sofia. — Ha una casa così grande, delle cose belle e tanti soldi, ma è comunque infelice. Forse anche a lui è morto qualcuno e non c’è nessuno che lo abbracci? Voglio farlo diventare bello e farlo sorridere. Così non sarà più triste.
Anna rimase in silenzio, senza sapere che cosa rispondere.
E l’uomo sul divano si rese improvvisamente conto che da molti anni nessuno gli parlava con tanta sincerità.
Aveva davvero tutto ciò che gli altri potevano soltanto sognare. Nel suo garage c’erano automobili costose, sui suoi conti milioni, e ogni giorno decine di persone eseguivano qualsiasi suo ordine.
Ma la sera tornava in una casa vuota, cenava da solo e non parlava praticamente con nessuno, a parte i suoi dipendenti.
Negli ultimi anni si era talmente abituato alla rabbia, ai sospetti e alla continua lotta per il potere che non ricordava nemmeno l’ultima volta in cui aveva riso di cuore.
E adesso una bambina sconosciuta aveva capito ciò che sfuggiva persino alle persone a lui più vicine.
Alessandro aprì lentamente gli occhi.
Anna impallidì e si mise subito davanti alla figlia per proteggerla.
— Mi perdoni, signor Romano! La prego, non si arrabbi, è ancora piccola e non capisce quello che fa. Adesso pulisco tutto, ma per favore non mi licenzi!
Per alcuni secondi il miliardario guardò in silenzio la donna spaventata, poi rivolse lo sguardo alla bambina.
— Quindi, Sofia, hai deciso di farmi diventare bello?
La piccola annuì.
— Sì, ma non ho ancora finito. Devo disegnarle un sorriso.
Alessandro sorrise all’improvviso.
— E pensi che il tuo sole mi aiuterà?
— Certo! Però deve provare anche lei a sorridere.
Allora l’uomo si mise a sedere, prese dal tavolino il piccolo pennello e lo porse alla bambina.
— Bene, allora finisci il tuo lavoro, piccola artista. Però fammi diventare l’uomo più bello di questa città.
Sofia scoppiò a ridere felice e, un minuto dopo, sulle guance del temibile mafioso comparvero due piccoli soli e delle buffe strisce colorate.
Poi Alessandro prese la bambina in braccio e cominciò a imitare un drago spaventoso, cercando di acchiapparle le manine. Sofia rideva a crepapelle e l’uomo rideva insieme a lei così forte che le guardie, accorse sentendo il rumore, si fermarono sulla porta senza credere ai propri occhi.
Anna era lì accanto, con le lacrime agli occhi, incapace di capire come la sua bambina fosse riuscita, in pochi minuti, a cambiare un uomo che tutta la città temeva.
Alessandro guardò i soldi e l’orologio lasciati sul tavolino, poi la donna, e disse a bassa voce:
— Volevo verificare se potevo fidarmi di lei. Invece ho scoperto che sono io a dover imparare, ormai da tempo, a fidarmi delle persone.
Da quel giorno, per la prima volta dopo molti anni, nell’enorme villa tornarono a risuonare le risate di una bambina, e Alessandro capì che la vera ricchezza non si può chiudere in cassaforte né comprare con milioni di euro.
A volte, per essere felici, basta una bambina che vuole soltanto disegnarti un sorriso.









